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domenica 8 gennaio 2017

Il Cane Nero (Sotto la Luce della Falce) - un racconto gotico

 
Avvertì i rumori provenire fuori dalla casa quando la falce di Luna era alta nel cielo senza stelle. Dapprima dei mormorii, poi una voce acuta e lamentosa si diffuse dal bosco. Continua. Pedante.
Si assicurò che tutti gli scuri fossero chiusi. Spense la luce e guardò fuori da una finestra, nascosto dalle tende: la selva celava ogni forma, illuminata appena dal pallido satellite. Il lamento terminò avvolto da un lungo silenzio. Fruscio di foglie. Calpestio di rami. Dagli alberi nascosti nel buio emerse una forma. Un cane nero di taglia grande camminava incerto, con le orecchie schiacciate sulla testa bassa e la coda tra le zampe. Si sedette pochi metri dalla soglia con una zampa leggermente alzata, riprendendo a guaire sotto il fioco bagliore selenico.
Scostò la pesante tenda per vedere meglio il cane, che a distanza lo guardava in modo sfuggente, muovendo la testa prima da una parte e poi dall'altra. Poggiò l'orecchio alla porta ascoltando il respiro ansimante e affaticato del cane, percependo la sua paura, la sua disperazione, il suo dolore, il suo bisogno di aiuto. Accese la luce e aprì per accoglierlo. L'animale si avvicinò sotto il nuovo chiarore rivelando il pelo rosso zuppo di sangue, grondante liquido scarlatto. Si eresse in avanti sulle zampe ora rigide, il pelo del dorso ritto e le orecchie in avanti. Gli occhi di brace, il muso arricciato, le fauci serrate eruttarono un ringhio fragoroso e assordante. Il Lupo era pronto ad attaccare. In pochi balzi gli fu alla gola.
Sotto la luce della Luna, il sangue sembra nero.

FINE

domenica 18 ottobre 2015

Captain Mechbeard / Willy l'Orbot - disegno per contest robotico

Captain Mechbeard è un mecha ideato per il contest Disegna il Robot organizzato dal CRStudio nel 2015. Ideato sulla falsa riga del personaggio storico Barbanera, è stato revisionato dall'illustratore Simone Daraghiati e ribattezzato da lui stesso Willy l'Orbot. Il primo realizzato a pastelli e penna, il secondo in computer graphic. Qui di seguito i due disegni a confronto, "prima e dopo la cura" (in piccolo la versione con l'ancora).


lunedì 5 ottobre 2015

Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 6 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 6)

Episodio 6:
La Grande Fuga

“Che lo spettacolo abbia inizio!” gridò Luis Le Grand al centro dell'arena.
Uno scroscio di applausì e grida saturò il tendone. Uomini, donne, vecchi, bambini, storpi e dementi affollavano gli spalti, l'uno ammassato all'altro come vermi in un secchio.
La banda attaccò fragorosamente sovrastando il clamore del pubblico ancora più eccitato. I battiti cardiaci divennero sempre più veloci.
Ecco gli acrobati: balzi, capriole, piroette, poi tutti a penzolare in alto tra le funi lanciandosi da un'altalena all'altra. Al suolo una foresta di nasi all'insù in attesa del primo collo rotto.
Un gruppo di nani salterini fece da ponte tra gli acrobati e i pagliacci, che tra una torta in faccia e una caduta rocambolesca fecero sbellicare dalle risate gli astanti. La scena dei clown poliziotti che inseguivano su dei piccolissimi tricicli i clown ladri a loro volta su dei piccolissimi monocicli, causò l'infarto a un povero vecchio che fu immediatamente portato fuori di peso dagli inservienti senza che nessuno se ne accorgesse.
Buio in sala “Signore e Signori...” il silenzio calò nel tendone “è arrivato il momento più emozionante dello spettacolo, ma anche quello più sfrenato e pericoloso...quindi vi prego di non fare movimenti improvvisi e di non applaudire se non dopo il segnale dei nostri artisti!”
Silenzio.
“...Signore e Signori, benvenuti nelle Terre Selvagge!” come se Le Grand non avesse fatto raccomandazioni sull'evitare rumori, la banda attaccò una marcia trionfale che precedette l'ingresso degli elefanti, capeggiati dal capo addestatore Dunfrey in groppa ad uno di essi. Poi le giraffe a ruota. Sotto di lui una squadra di addestratori teneva a bada le bestie con fruste e pungoli di ferro. “Oooooooohhhhh!” esclamò il pubblico che non aveva mai visto bestie esotiche.
Un carosello di sfilate e inchini animali stupì il pubblico: le giraffe leccavano i cappelli piumati delle signore, mentre gli elefanti rubavano e restituivano ai legittimi proprietari le bombette e i cilindri dei rispettabili signori di Boston, scatenando l'ilarità generale.

“Figli miei, ci siamo quasi, ricordate il piano passo per passo, nessun errore!” disse Mama al buio dietro le quinte. Le scimmie silenziosamente fecero si col capo.
Elefanti e giraffe si disposero in cerchio costretti dagli addestratori e con un colpo di cimbali fecero ingresso le scimmie, che correndo in cerchio provocarono scompiglio tra la folla. Un bambino tirò la coda ad un gibbone che dolorante non poté far altro che allontanarsi urlando sotto la minaccia delle fruste. Baracus stringeva in braccio il piccolo fratellino Finley, che con i suoi occhioni blu scioglieva i cuori delle signore al suo passaggio. Dunfrey, sceso dall'elefante, iniziò a dirigere i numeri con le scimmie in un mix di acrobazie e gag: lo scimpanzé che nasconde la banana all'addestratore per poi tentare di mangiarla mentre è girato dall'altra parte, la piramide di scimmie, la “Famiglia Scimmioni” comprendente mamma, papà e figli travestiti da umani con sgargianti parrucche, e la “corsa selvaggia”, dove tutte le scimmie iniziarono a correre per l'arena saltando l'una sull'altra in uno tzunami peloso e urlante.
Poi le luci tornarono basse e tramite dei filtri di vetro applicati dagli inservienti sui lucernari del tendone, un bagliore verde illuminò l'arena.
 
La banda iniziò una musica tribale e mentre una pesante nebbia strisciava a terra, un enorme paiolo bollente fu fatto entrare. Dal fondo del tendone, trasportata a spalla da due grossi gorilla, fece il suo ingresso Mama “la Scimmia Voodoo” vestita con una tunica colorata ed un eorme copricapo piumato, accompagnata dalla sua “schiava umana” Josephine, tirata con un guinzaglio di catena e vestita succintamente di pelli e liane pendenti.
Il numero in sé non era niente di che, ma l'atmosfera magica teneva incollato il pubblico alla scimmia, che muovendo le mani sopra al paiolo creava fumi e schizzi d'acqua colorata attraverso delle sostanze chimiche che lasciava cadere, intramezzati da scenette teatrali tra la scimmia e la sua schiava, che facendo finta di morire veniva “rianimata” dalla Scimmia Voodoo.
Baracus diede un'occhiata a Chimpa, che mosse il capo e a sua volta fece un cenno a Bongo, uno de gorilla che aveva trasportato Mama. Era arrivato il momento.
Bongo afferrò un ciocco di legna in fiamme sotto al paiolo, seguito a ruota dall'altro gorilla e dirigendosi verso elefanti e giraffe iniziarono a spaventarli con il fuoco. Gli addetratori rimasero sorpresi da quello che stava succedendo e non riuscirono a frenare le bestie che iniziarono a dimenarsi prima sull'arena per poi travolgere gli spalti. Le scimmie si avventarono contro gli addetsratori cercando di disarmarli. Bongo preso alla sprovvista fu infilzato in un occhio da un pungolo di uno degli addestratori, ma con un malrovescio staccò di netto la testa dell'uomo. Hermes sul dorso di un elefante tirava le sue lunghe orecchie, facendolo ancora più imbestialire e distruggere le panchine del pubblico che scappava nel panico più totale verso le uscite.
Mama guardò Josephine, che nel panico era rimasta immonbile “Mi spiace Josephine, ti ho amata, ma sei tu ad aver scelto questa vita, non io” le diede un bacio sulle mani e scappò insieme alle altre scimmie, che nel frattempo si erano incanalate con il pubblico verso la fuga.
In tutto questo marasma di parapiglia e fuggifuggi, improvvisamente uno dei pali portanti cedette sotto la carica di un elefante precipitando proprio su Luis Le Grand, che nel frattempo era sceso nell'arena per affrontare le scimmie e fermare gli animali inferociti. Sbudellato dal legno appuntito, possiamo affermare che morì nel modo più appropriato, avendo causato una fine simile a suo fratello. Oggi è ancora possibile visitare la sua lapide corrosa dal tempo nel vecchio e angusto cimitero di Boston.
Josephine la Voodoo Lady
Baracus con il piccolo Finley in braccio vide Mama in difficoltà tra la folla e corse verso di lei, ma a frapporsi fra loro comparve all'improvviso Dunfrey, che con una stoccata passò da parte a parte Mama. Baracus per lo shock fece cadere il suo piccolo fratellino, che con difficoltà riuscì a raccogliere tra la folla...poi successe tutto al'improvviso: come afferrato da una forza invisibile, Dunfrey fluttuò in aria per poi essere lanciato in un punto imprecisato del tendone. Una luce verde illuminò Baracus accovacciato su Mama. Josephine era sopra di loro fluttuando a mezzaria, gli occhi bianchi e il fumo dal naso e dalla bocca. Pronunciò delle frasi incomprensibili e Mama sgranò gli occhi fissando Baracus. “Baracus, ora Mama non è né morta né viva. Le sue carni non marciranno, ma non potrà far parte del mondo dei viventi fino a che non la porterete su Octopus Island. Se riuscirete nell'impresa dille che anch'io l'ho amata e mi dispiace”. Detto questo volò via attraverso un foro del tendone.

L'appuntamento era su una piccola altura nascosta dagli alberi vicino la città. Molte scimmie non arrivarono mai, altre si leccavano le ferite, altre morirono su quella collina. “Hermes, sei riuscito a vedere nella lotta Mama e Baracus?” chiese Chimpa.
“No...no, affatto...”
Una scimmia risaliva il crinale.
“Baracus!”
Con un braccio portava il non-cadavere di Mama e con l'altro...il cadavere di Finley.
“Oh no...” disse Chimpa.
“Finley...non me ne ero accorto...è stato schiacciato dalla folla...non me ne ero accorto...” singhiozzò Baracus in lacrime.
“Baracus...io...e Mama?...”
“...Dobbiamo trovare Octopus Island...”

“Wow” esclamò Quick.
“Puoi dirlo forte, wow...” rispose Hermes.
“Quindi la scimmia rinsecchita che ho visto era Mama.”
“Hey, non chiamarla scimmia rinsecchita!”
“Scusa.”
“Comunque si, è lei e la vogliamo portare su Octopus Island.”
“E dove si trova?”
“Bella domanda scimmietta! Non lo sappiamo, questa è la verità. E' un'isola che non c'è, un'isola magica e maledetta...navighiamo per i mari alla sua ricerca.”
“...Baracus Le Grand...!...Perché ha preso il nome del vostro aguzzino?”
“Dopo essere stato eletto capitano della nave da noi scimmie, Baracus voleva trovare un nome che incutesse timore nei cuori degli uomini. Quale nome migliore se non quello di chi ci ha tenuto in catene per anni rendendoci schiavi e infelici?...e poi diciamocelo: noi scimmie non è che conoscevamo così tanti nomi!”
“Ma...il piccolo teschio di scimmia che Baracus porta sul cappello...è quello di Finley?”
Hermes annuì.
“E cosa è successo dopo la fuga, come siete diventati dei pirati?!”
“Abbiamo vissuto di espedienti vagando verso sud. Accoglievamo tutte le scimmie in prigione che incontravamo insegnadogli a parlare. A New Orleans abbiamo rubato una nave, e una bertuccia di un marinaio ci ha insegnato a navigare...poi è leggenda!”
“Ma si racconta di voi dai tempi di mio nonno...come...”
“Non invecchiamo scimmietta, non sappiamo perché, ma non invecchiamo...forse è l'influsso voodoo di Mama...dei passi provengono dal corridoio, ti devo lasciare!”
“Aspetta!...”
La chiave girò nella porta della prigione che si aprì.

FINE SESTO EPISODIO

domenica 15 marzo 2015

Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 5 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 5)

Episodio 5:
Benvenuti nel magnifico e mirabolante
Circo Le Grand


Il Circo Le Grand
“Venghino Siore e Siori al circo più incredibile che abbia mai visto la città di Boston! Animali feroci della giungla nera! Scherzi della natura! Saltimbanchi che sfidano la morte! Maghi e paliacci! Venite al magnifico e mirabolante Circo Le Grand!”
Così gridava lo strllone lungo le strade di Boston per attirare avventori al circo Le Grand, accampato con il suo tendone a strisce viola e fucsia nella periferia della città.
I fratelli Luis e Jaques Le Grand venivano dalla Francia in cerca di fortuna. Tagliagole il primo, rapinatore il secondo, decisero di investire il loro cospicuo gruzzoletto illegalmente acquisito nel Nuovo Mondo, anche perché ricercati ormai in tutto il regno. Nel loro tragitto non mancarono di versare abbontante sangue: accoltellarono alle spalle il magazziniere corrotto che li aveva fatti imbarcare clandestinamente sul vascello diretto a New Orleans per riprendersi la tangente, strangolarono gli altri due clandestini compagni di viaggio per drerubarli dei loro ridicoli averi ed infine, messo piede a terra, discuterono su come investire i soldi, che portò alla morte di Jaques sbudellato da Luis con una bottiglia rotta, che potè finalmente tirare su il suo maledetto circo, un'ossessione sin da quando erano fuggiti da Parigi.
Luis dopo aver reclutato addestratori, clown e fenomeni da baraccone, cambiò totalmente atteggiamento recitando il ruolo dell'imprenditore gentiluomo. Alto e magro, se ne stava seduto con i piedi sul tavolo arrotolandosi i baffi all'insù mentre leggeva la scaletta dello spettacolo della serata.
La porta si aprì ed entrò un uomo basso e tarchiato in maniche di camiacia arrotolate, sudaticcio, che emanava un forte odore di sterco di animale.
“Sigor Le Grand, per cosa mi avete fatto chiamare?” chiese in tono remissivo.
“Signor Dunfrey, come vanno i preparativi per questa sera?”
“Tutto bene signore, tutto bene...”
“Ieri il tuo orangutan ha tentato di afferrarmi da dietro la gabbia. Tieni a bada le tue scimmie se vuoi lavorare qui.”
“Baracus? Mi dispiace Signor Le Grand. Le assicuro che prenderò provvedimenti e non ricapiterà più.”
“Se i nostri animali dovessere causare un qualsiasi incidente, verremmo cacciati da Boston a pedate.”
“Si, Signor Le Grand.”
Dunfrey uscì dall'ufficio di Le Grand e si diresse a grandi passi verso le gabbie.
Dunfrey aveva collezionato un gran numero di scimmie provenienti da tutto il mondo conosciuto: scimpanzè, gorilla, babbuini, gibboni e li aveva addestrati a suon di bastonate nei numeri più divertenti che un uomo potesse vedere nel Nuovo Mondo. Trovare lavoro da Le Grand fu molto facile per lui.
Prima di varcare il tendone afferrò il suo bastone e si diresse direttamente verso la gabbia di Baracus l'orangutan, incatenato a dei grossi ceppi ancorati a terra. Aprì la gabbia e cominciò a percuotere violentemente la scimmia che cercò di difendersi come poteva. Tutt'intorno a loro le decine di scimmie iniziarono a gridare e percuotere le sbarre. Dunfrey assestò le ultime bastonate, chiuse la gabbia e andò via.
“Baracus? Baracus? Figlio mio...”
“Mama, non è niente Mama, non è niente”
“Baracus, presto tutto questo finirà”
Dall'ombra della gabbia uscì un vecchio esemplare femmina di scimpanzè che accarezzò Baracus.
“Chimpa, portami un po' d'acqua per favore” disse Mama con voce suadente.
Chimpa, un giovane esemplare di scimpanzè, obbedì e Mama lavò le ferite di Baracus in silenzio.
Mama era arrivata al circo con una donna africana che si faceva chiamare Josephine, una schiava che era stata acquistata da Le Grand al mercato degli schiavi di New Orleans, che aveva intuito un grande numero circense che avrebbe potuto inscenare con quella vecchia scimmia che portava sempre con sé: Mama, la Scimmia Voodoo e la sua schiava Josephine! Un inversione delle parti che lo divertiva molto, se non fosse che in segreto Josephine fosse veramente una voodoo queen, catturata tempo addietro da mercanti di schiavi insieme alla sua fidata Mama. Josephine grazie al voodoo aveva insegnato a comprendere e parlare la lingua degli umani a Mama, che come il contagio di una malattia trasmise alle altre scimmie compagne di prigionia la sua dote magica, all'insaputa di Josephine. Quando Josephine e Mama arrivarono, Dunfrey e le sue scimmie già lavoravano per Le Grand e i loro numeri vennnero integrati, con grande disapputno di Dunfrey. Mama era la scimmia più vecchia e saggia, nonché l'unico esemplare femmina del gruppo, così ne divenne la madre adottiva, nonché leader. Voleva molto bene a Josephine, ma era comunque la sua padrona e insieme ai suoi simili aveva architettato un piano di fuga...che sarebbe avvenuto proprio quella sera.
“Figli miei! Questo è il grande giorno nel quale spezzeremo le nostre catene! Alcuni di noi forse cadranno nell'impresa, ma il prezzo più grande non vale quanto la libertà! Fatevi forza, abbiate coraggio! Che lo spettacolo abbia inizio!”
Un fragoroso grido di battaglia animò le gabbie.

FINE QUINTO EPISODIO

lunedì 11 agosto 2014

Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 4 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 4)

Episodio 4:
Non è morto ciò che può attendere in eterno


“Signoreiddio, fa che non mi riconoscano...” pensò Quick fissando Sally e Olimpia, ricordandosi dello “spiacevole incidente” che lo aveva portato a diventare un naufrago in mare aperto. Si, Quick era così ingenuo da pensare che Olimpia lo avesse potuto notare sulla nave...ma Sally lo aveva fatto...
“Ci mangeranno vivi...” sussurrò Olimpia terrorizzata
“...allora forse dovremmo cospargerci di cacca!” esclamò Quick cercando di risultare simpatico. Sally lo inchiodò con lo sguardo. Quick abbassò gli occhi.
Chiusi nella cambusa, erano in attesa del loro destino.
“Come sei finito su questa nave, Quick?” chiese Sally.
Quick cercò di dare sfogo alle sue più fervide fantasie...un barbagianni dal becco blu lo aveva rapito...inciampando su un sasso era caduto sulla nave...un indicazione sbagliata di un cieco...credeva che fosse il gabinetto...stai parlando con me?...l'unico pensiero di senso compiuto era il suo scivolone dalla nave mercantile mentre spiava Olimpia...nel formulare tali pensieri inutili e totalmente sgangherati Quick stava farneticando frasi senza senso senza rendersene conto “ba-ba-bi uhm...io, però...ehm...bi-bu-ba...ehm...uhm” Sally e Olimpia lo fissavano interdette.
La porta si spalancò, Quick deglutì rincuorato.
“Seguitemi” disse Chimpa. I tre si alzarono e furono condotti dal Capitano LeGrand.
“Capitano, ecco i prigionieri”. LeGrand stava scartabellando con alcune vecchie mappe e nemmeno alzò lo sguardo “Siete nostri prigionieri, non vi uccideremo. Verrete usati come merce di scambio per passare a Port Royal. Questo è tutto. Chimpa, portali nelle celle. Separati.”.
Chimpa aprì la porta quando Olimpia sbottò “Scimmia puzzolente e cacona! Portaci subito al porto più vicino! Oppure ti faccio impiccare!!!”. Digrignava i denti, gli occhi erano fuori dalla orbite: era in piena crisi isterica.
LeGrand alzò lo sguardo. Le sue pupille erano due spilli. Con un balzo si parò di fronte a Olimpia,la afferrò e cominciò a scuoterla come una bambola di pezza “Lurida, sudicia umana! Abbiamo rotto le nostre catene molto tempo fa! Non-provare-mai-più-a-minacciarmi!!!” ruggì Baracus LeGrand.
Olimpia urlò dal dolore. “Basta!” gridò Sally impietrita.
Quick si eresse dalla sua posizione normalmente ingobbita, sgranò gli occhi e placcò il Capitano LeGrand, che con un gran ruzzolone cadde a terra. Quick realizzò che si era comportato da uomo, ma anche che ora era veramente nei guai.
Chimpa sbigottito fissava la scena a bocca aperta, immaginando chi avrebbe dovuto pulire il sangue di Quick dalle pareti.
Sally abbracciò Olimpia sdraiata a terra.
LeGrand sorpreso e furioso fece un pesante respiro.
Quick fece quello che gli riusciva meglio: scappò a gambe levate.
Scartato l'attonito Chimpa, Quick si diresse inconsciamente per l'unica strada che conosceva, quella verso la cambusa.

“Dieci scimmie dondolando per il ramo, bevendo rum il loro amico chiamarono. Undici scimmie dondolando per il ramo...” canticchiava Hermes uscendo dalla porta chiusa dal lucchetto a forma di teschio e ora aperta. A guardare bene la porta non conduceva ad un'altra stanza, ma in una enorme cassa di legno.
“Uh-uh tutto pulito, sarai felice! Uh-ah ho dimenticato la frutta in cucina...ora la vado a prendere!”
Hermes uscì dalla cambusa.
Quick entrò in cambusa. Si guardò intorno e vide la porta aperta. Di corsa ci si infilò dentro chiudendola dietro di sé.
Hermes tornò in cambusa con un grosso cesto pieno di frutta. Un urlo sordo riecheggiò in cambusa.
“Altolà chi va là!!!” gridò Hermes lanciando in aria la frutta e estraendo il suo coltellaccio dal fodero.
“La porta non era chiusa!”
Non è morto ciò che può attendere in eterno
Hermes con pochi balzi raggiunse la porta e la aprì. Quick, illuminato da una lanterna, era a terra terrorizzato. Il suo volto era invecchiato di dieci anni, la bocca aperta, con la mano cercava di coprirsi gli occhi. Una macchia di urina copriva il pavimento. Davanti a lui, al centro della stanza si ergeva un trono di ossa. Seduto su di esso una grande scimmia rinsecchita, vestita con una lunga tunica di tutti i colori, con un grande copricapo di piume arcobaleno. Le sue mani stringevano i braccioli dello scranno come per alzarsi da un momento all'altro. Ma era il suo volto a far scappare il più prode dei corsari o il più coraggioso dei soldati scelti della Regina: la pelle tirata e secca, i denti scoperti in un macabro sorriso, gli occhi...gli occhi tondi e scoperti dalle palpebre uscivano fuori dalle orbite e fissavano Quick...
“Maledizione ragazzo...dovrò pulire di nuovo!”

Quick era steso su un mucchio di paglia nella sua stretta cella. Pensava alla sua famiglia, alle torte di sua zia, alla ragazza che vendeva cipolle che gli sorrideva sempre...chiedendosi se li avrebbe più rivisti.
“Hey, scimmietta!” Quick si girò verso la stretta finestra sbarrata dalla quale entrava un po' di luce dall'esterno. Dietro di essa, a testa in giù, sorrideva Hermes, con i suoi pochi denti ingialliti.
“Hai combinato un bel guaio, ho faticato a non farti sbranare da Baracus”
“Perché?”
“Perché sei un agnellino che ha giocato a fare il caprone”
“...”
“Non vogliono che ti parli, per questo sono appeso sullo scafo della nave a testa in giù, eheheh!”
“Cosa succederà ora?”
“Non lo so...vuoi che ti canti una canzone?”
“...come?!”



“Ascolta giovane scimmia,
ascolta con attenzione.
Abbiamo spezzato le sbarre e rotto le catene.
Abbiamo distrutto la frusta e tagliato la mano.
Ascolta, ricorda le mie parole.
I carcerieri ci inseguirono,
molti combatterono,
molti morirono.
Ascolta, ascolta, ascolta.
Ricorda le mie parole e ripetile a tuo figlio.
Ricorda giovane scimmia.”

Hermes rimase per qualche attimo in silenzio pensieroso, poi disse: “Quick, ora ti racconterò una storia...”

FINE QUARTO EPISODIO

lunedì 4 novembre 2013

martedì 15 gennaio 2013

mercoledì 9 gennaio 2013

Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 3 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 3)

Episodio 3: La preghiera di Sally


“Miss Olimpia, non faccia i capricci e si infili il vestito!” ordinò Sally.
“No! Faccio schifo così! Mettitelo tu se riesci ad entrarci!”
Sally era una donna africana che sin da bambina aveva servito la famiglia Pickyshire, crescendo la piccola Olimpia, ormai nel pieno delle sue grazie, anche se di pochi anni più grande di lei.
“Il Capitano Pennyman la sta aspettando per il pranzo, forza!”, incalzò Sally avvicinandosi con l'abito rosa tra le mani simile ad una torta nuziale ricoperta di pizzi, merletti e rose di stoffa.
“No!” fece Olimpia in biancheria intima scuotendo la bionda chioma e incrociando le braccia.
Sally sgranò gli occhi, sbuffò aria dalle narici e con una rincorsa taurina colpì con il suo possente ventre Olimpia, che fu sbalzata di qualche metro sul suo morbido letto ricoperto di seta. Sally continuò la corsa e si gettò di peso sulla povera ragazza. “mphhh!!” si sentì mugugnare da sotto Sally. “E adesso? Lo indossi il vestito Miss Olimpia?!”...”mphsiiiii!”.
Sally goffamente rotolò via dal letto e si risistemò il grande fazzoletto viola arrotolato intorno alla testa. Olimpia scese dal letto, indossò l'abito, si risistemò i capelli e senza aggiungere altro si diresse sul ponte della nave con la sua fidata serva.

“Oh, cara Olimpia!”salutò il Capitano Pennyman senza degnare Sally di uno sguardo. Lei lo guardava senza trasparire il suo disprezzo verso quel grassoccio capitano mercantile, che con fare viscido e appiccicoso tentava di insidiare la giovane Olimpia...certo, Olimpia ci metteva del suo ammiccando e ridacchiando come una giovane gallinella, pensò Sally sollevando un sopracciglio.
Nel bel mezzo della noiosissima nonché imbarazzante conversazione tra Pennyman e lady Pickyshire, un grido interruppe i due: “Nave in vistaaaaa!!!”.
Tutti sollevarono lo sguardo verso il pennone più alto, dove un giovane marinaio era in osservazione. “Ragazzo! Cosa vedi da lassù?” Chiese Pennyman.
“Pirati Capitano!”
“C-come?”
“Pirati, si, pirati, posso giurarlo sulla gamba di legno di mia nonna, Capitano!”
“...”
“Capitano, la loro bandiera raffigura un teschio di scimmia con due catene incrociate...”
“...”
“Riesco a leggere il nome della nave...Il suo nome è...Sea Monkey!”
Il Capitano sbiancò, i marinai si paralizzarono “Tutti ai posti di combattimentooooooo!!!!!” Gridò Pennyman.

Sally teneva la fronte di Olimpia mentre vomitava in un secchio. I pirati oltre al terrore avevano portato la tempesta. “Non preoccuparti Miss Olimpia, le navi che viaggiano oltre oceano sono ben armate e respingeranno l'attacco dei pirati”, ma non era convinta, aveva paura. I pirati derubano le navi, uccidono gli uomini e stuprano le donne...accarezzò i capelli di Olimpia.
Urla, cannoni, ancora cannoni, tuoni, lampi: un inferno circondato dall'acqua. Le due donne abbracciate l'una con l'altra potevano udire il rumore dei combattimenti corpo a corpo, sempre più forti, poi un tonfo e la porta che si spalanca! Il Capitano Pennyman ricoperto di sangue da capo a piedi cercò di rifugiarsi sotto il letto di Olimpia piagnucolando frasi sconnesse: “N-n-non è vero! N-n-non è possibile! Iiiiiiihhhh uuuuhhhh, mamma! Mamma!”
Sally capì che se fossero rimaste lì dentro sarebbero morte. Prese Olimpia per un polso, spalancò la finestra e si tirò su in equilibrio sul cornicione di legno della loro stanza.
“Sally...”
“Olimpia, ti aiuto io sali...sali miss Olimpia, ti prego, stanno per arrivare, ti prego miss Olimpia!” gridò Sally in lacrime. Olimpia seguì Sally e si nascosero oltre la finestra, dove non potevano essere viste, su pochi centimetri di legno, aggrappate come aquile alla roccia, con lo strapiombo sotto di loro. Il mare urlava, il vento ruggiva, la pioggia come aghi acuminati sulle loro guance.
La finestra si infranse, il capitano fu gettato giù dalla nave. Olimpia incrociò lo sguardo terrorizzato del capitano che precipitava e quasi stette per svenire. Sally la stava tirando, vide che vicino a loro c'era la finestra di una stanza accanto. Con cautela entrarono. Tutto era a soqquadro, qui i pirati erano già passati. “Olimpia, dobbiamo raggiungere una scialuppa di salvataggio. I pirati potrebbero dare fuoco alla nave finita la razzia!” Olimpia fece cenno di aver capito col capo.

Massacro sul ponte della nave
Lentamente si avvicinarono al ponte, ma arrivate alla porta di accesso videro uno spettacolo così orrendo da farle perdere il lume della ragione: il ponte della nave illuminato dai fulmini era ricoperto di acqua e sangue. Decine di marinai giacevano a terra mutilati e sventrati, nessuno si era salvato. Ma la cosa peggiore fu vedere i loro carnefici: demoni, simili a scimmie, dagli occhi rossi, ricoperti di sangue e interiora, danzavano ebbri della carneficina sui cadaveri delle loro vittime. Il suono che emettevano era simile al canto di Belzebù.
Olimpia non resse alla scena e svenne, Sally tentò di resistere, ma anche il suo sguardo si annebbiò mentre un demone-scimmia si dirigeva verso di lei.
“Oh Damballa, arrivo a te, accoglimi tra le tue spire” fu l'ultima cosa che pensò Sally prima di svenire.

FINE TERZO EPISODIO

domenica 23 dicembre 2012

Trick or treat - disegno di mostruosità in vena di scherzi

Chiudi bene la tua porta la notte di Halloween, perché anche i mostri amano fare scherzi...ma con poco senso dell'umorismo.

Trick or treat, matita e penna su diario scolastico



domenica 28 ottobre 2012

Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 2 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 2)

Episodio 2: Una storia imbarazzante


Quick sedeva su uno sgabello nella penombra davanti al massiccio tavolo di legno del Capitano LeGrand. Poteva vedere i segni del tempo: macchie scure, tagli come cicatrici, i bordi erano smussati per l'usura. Istintivamente si avvicinò al legno per annusarlo.
“Che fai?!”
Quick sgranò gli occhi “Niente!”
Il Capitano sedeva dietro il vecchio tavolo su uno scranno d'ebano finemente intarsiato di elementi floreali e intrecci alla spagnola. L'unica luce era la candela di una lanterna interposta fra loro.
LeGrand soffiò dal naso e disse: “Perché eri in mare?”.
Quick sentì un fremito sulla schiena. Inventarsi una storia avrebbe voluto dire rischiare di essere divorato da un branco di scimmie, ma la verità era così imbarazzante! Fissò l'enorme mappa appesa al muro dietro LeGrand. L'inghilterra. Quanto era lontano da casa sua?
“Ti ho fatto una domanda! Perché eri in mare?!”
“Ammutinamento.”
“Cosa?!”
“Mi sono ammutinato per i metodi schiavisti del capitano della nave mercantile dove ero imbarcato. Purtroppo il resto dell'equipaggio era terrorizzato da lui, così sotto suo ordine sono stati costretti a gettarmi in mare...è stato terribile” aggiunse Quick in tono melodrammatico.
LeGrand stette in silenzio. Lo scricchiolio della nave divenne assordante.
“Avevamo fatto un patto” disse Baracus...”Nessuna bugia.” I suoi denti lunghi e affilati uscirono fuori dalla bocca.
“Non sto mentendo” balbettò Quick.
“Se il tuo viso non fosse rosso paonazzo e se non stessi sudando come un maiale, potrei anche crederti.” LeGrand salì sul tavolo e sovrastò l'esile figura di Quick schiacciata sullo sgabello.
Quick non resse la tensione e scoppiò a piangere.
“Non mangiarmi Capitano! Ti preeego!”
“E allora dimmi la verità!”
Tra lacrime e singhiozzi Quick raccontò di come si fosse imbarcato come marinaio grazie a suo zio su una nave inglese con un carico di Whisky. Su questa nave viaggiava una gentildonna con il suo seguito che doveva raggiungere oltreoceano il suo futuro marito. La gentildonna in questione causava a Quick, per così dire, una forte attrazione per il suo fisico prorompente ed i suoi modi di fare civettuoli e in certi casi sconvenienti per una donna rispettabile. Una sera Quick in preda ai calori ormonali si arrampicò esternamente lungo gli alloggi dei passeggeri per spiare la ragazza. Nascostosi dietro la sua finestra la vide prepararsi per la notte, ma arrivato all'apice dell'inconsapevole spogliarello, la serva della gentildonna spalancò improvvisamente le ante della finestra, cosa che fece precipitare Quick in acqua.
Baracus scoppiò in una fragorosa risata “AHAHAHAH! Sei un povero idiota!”
“Grazie” rispose Quick alzando un sopracciglio. Nella stanza irruppe lo scimpanzé con la bandana rossa “Capitano, nave in vista!”
“Chimpa, porta l'umano in cambusa, io vado sul ponte” disse LeGrand..
“Chimpa?!” esordì stupito Quick istintivamente.
“E' il mio nome! Cosa c'è?”
“Niente...”
Uscendo dalla porta Quick vide che una tempesta si stava avvicinando a forte velocità.
Quick fu portato lungo una buia e stretta scala di legno, illuminata qua e là da lanterne a olio. Sopra di sé poteva sentire un gran trambusto di zampe e grida. Passarono prima per uno stretto corridoio intervallato alle pareti da anguste e buie stanzette, dove in continuazione scimmie di tutti i tipi cercavano di raggiungere il ponte della nave passando sotto le gambe di Quick e saltandogli in testa. L'odore di sudore, tabacco e zuppa gli fece capire che stavano passando lungo gli alloggi. Poi un forte odore di polvere da sparo bruciò le narici di Quick. Nel corridoio più largo che stavano percorrendo erano schierati dei cannoni puntati verso l'esterno dello scafo. Decine di scimmie si affannavano a caricare le bocche di fuoco o a posizionarle nel modo giusto. Una scimmia dal pelo grigio con dei grossi ciuffi bianchi ai lati delle guance si parò davanti a Quick. Era evidentemente in là con l'età, parte della sua faccia portava delle cicatrici di vecchie ustioni e indossava una giacca rossa lunga fino alle ginocchia, con un rigido colletto e finiture finto dorate. “Tu! Scimmia glabra! Portami subito delle palle di cannone!” Quick si immobilizzò interdetto.
La porta nella cambusa
“E' l'umano che abbiamo pescato in mare, Hermes.” spiegò Chimpa.
“Uh! Ahahahah! Con un po' di pelo anche lui è una scimmia! Ahahahah!”
Quick sorrise, ma fu immediatamente preso per un polso dal suo carceriere e trascinato oltre.
Varcata una porta arrivarono in cambusa. Era piena di ogni genere alimentare, stoffe accatastate, liquori, bauli chiusi da grossi lucchetti e casse. In fondo alla stanza una grande porta di legno, chiusa da un pesante lucchetto a forma di teschio. Dei lumini affiancavano la porta; tabacco, frutta e una bottiglia erano posati davanti ad essa. Quick la fissò. “Stai lontano da quella porta” ordinò Chimpa, “Non toccare niente, siediti in quell'angolo e stai fermo immobile fino a che qualcuno non ti viene a prendere.” Poi usci dalla sala.


La tempesta era arrivata, la nave cominciò a rollare; forti tuoni furono presto accompagnati dal cannoneggiare dell'artiglieria. Quick era rannicchiato nell'angolo e pregava Dio, Nettuno o qualsiasi entità sovrannaturale potesse salvarlo da quella situazione. Un'altra salva di cannoni fu sparata, questa volta a distanza ravvicinata. Poteva vedere lo scafo della nave avversaria da un piccolo oblò della cambusa. Tuoni e fulmini aumentarono d'intensità, la pioggia scrosciava forte come l'acqua sotto una cascata.
“All'arrembaggioooooo!” Decine di sagome nere sfrecciarono nell'aria verso l'altra nave, agili come spettri. Urla disumane saturarono l'aria, urla di disperazione fecero vacillare Quick, urla di sangue lo assordarono. Figlie del Demonio e della Tempesta!
Quick, bianco come un lenzuolo, si ritrasse e si rifugiò dentro un barile vuoto aspettando che tutto fosse finito.


Chimpa entrò in cambusa. Quick tirò su la testa dal barile. Due bottiglie facevano bella mostra tra le mani della scimmia. Sorridendo Chimpa disse “Whisky ragazzo!”

FINE SECONDO EPISODIO

domenica 21 ottobre 2012

Rivelazione (Revelation) - disegno su antiche sculture

Cosa ha ispirato le "teste a punta" di roccia? La rivelazione del mistero, potrebbe essere fatale.

Rivelazione, matita e penna su carta

mercoledì 3 ottobre 2012

Il Divoratore di Mondi (The Devourer of Worlds) - disegno su creature siderali

Da qualche parte nell'Universo, il Divoratore di Mondi decide quale pianeta mangiare.

Il Divoratore di Mondi, matita e penna su diario scolastico

lunedì 1 ottobre 2012

martedì 25 settembre 2012

Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 1 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 1)

Episodio 1: Disperso in mare 



Yoho capitano,
oggi non uscire in mare perché il pericolo incombe,
nave all'orzzonte!
Yoho capitano,
carichiamo i moschetti e le pistole perché nessuno avrà scampo,
per lottare ci vuole coraggio!
Yoho capitano,
perché non hai ascoltato le nostre parole?
Sono all'arrembaggio!
Urlano, graffiano, mordono e sputano!
Figlie del Demonio e della Tempesta!
Né uomini, né bestie. Né fantasmi, né leggende!
Sono le Scimmie Pirata! Yarrrrr!!!”

La Ballata della Scimmie Pirata

...

Acqua, sale, sole, sete...silenzio...sete, sete, pelle disidratata, ustionata, sale, mamma, papà, casa, sete, capitano, arrendersi, fine.
Sto per morire.

Presto le allucinazioni fecero vacillare la mente di Quick. Prima suo nonno su una zattera: “Quick, afferra il remo! Ti porto a casa!”, poi l'equipaggio femminile in vesti succinte su un galeone rosa che gli lanciò un salvagente gommoso a forma di cuore, in seguito San Michele Arcangelo sceso dal cielo in un coro di voci bianche e squilli di tromba, ma il culmine venne raggiunto quando la Regina d'Inghilterra camminando sulle acque incoronò Quick Re dei Sette Mari.
In un momento di lucidità Quick pensò a come la vita possa cambiare da un momento all'altro, a come fosse stato così stupido a cacciarsi in quella situazione. Chi avrebbe potuto fare una cosa così idiota? Maledizione!
Infine la Morte si avvicinò verso di lui. Uno scheletro ammantato di nero su una barca roteava con una mano la falce, mentre con l'altra stringeva una grande clessidra. Due dita di sabbia dovevano ancora cadere.
Pochi metri, Quick alzò la testa per accogliere il colpo di lama.
“Quick, è finita!” urlò la Mietitrice.
Qualcosa colpì la sua testa, ma non era una falce, era una fune con un cappio all'estremità. Quick lo pose intorno alla vita. Mentre veniva tirato su capì di essere salvo e finalmente si abbandonò alla fatica perdendo i sensi.

Quick aprì lentamente gli occhi, la luce inondò la sua testa, delle figure lo circondavano. Lentamente lo sguardo mise a fuoco la scena: in pedi intorno a lui si ergevano...della scimmie?!
Alte, basse, piccoline e giganti, di tutte le specie. Alcune di loro indossavano degli abiti logori, principalmente pantaloni a tre quarti da marinaio e larghi camicioni.
In un turbinio di congetture e ipotesi sulla natura di questa scena surreale durante il quale Quick rimaneva sdraiato con la testa tesa in avanti e gli occhi sbarrati, uno scimpanzé con una bandana rossa in testa si chinò verso di lui e disse: “Hey, sei un umano fortunato.”
Quick non mutò la sua espressione attonita e interdetta. Il suo cervello andò in tilt, non riusciva a pensare ad altro che una scimmia gli stesse rivolgendo la parola.
“Sto parlando con te!”
“Tu...parli” esordì Quick con voce ebete dopo giorni che non proferiva parola.
La scimmia con la bandana rossa si mise il palmo della mano sulla faccia e scosse la testa.
Alla mancata risposta Quick piagnucolò “Ma...ma, voi cosa siete?!”
Il "Monkey Roger"
In silenzio lo scimpanzé indicò con il dito verso l'alto. Quick seguì con lo sguardo il dito e sul pennone più alto della nave vide sventolare una bandiera nera, sulla quale era raffigurato un teschio di scimmia bianco con due catene che si incrociavano sotto di esso...il “Monkey Roger”!!! Né uomini, né bestie. Né fantasmi, né leggende! Gli tornò in mente la ballata che suo nonno gli cantava da piccolo...Urlano, graffiano, mordono e sputano! Per anni nei suoi incubi di bambino una scimmia lo rincorreva, poi lo afferrava e cominciava a sputargli addosso...Sono le Scimmie Pirata! Yarrrrr!!!...e ora lui era sulla loro nave, non erano leggende!
“CIURMA!” tuonò una voce sul ponte. “Portatemelo qui!”. Un gorilla afferrò Quick per un braccio e lo tirò su senza sforzo. Portava una benda sull'occhio, la sua faccia e il suo petto erano ricoperti di cicatrici. “Il capitano ti vuole conoscere. Sii educato e rispondi con intelligenza, altrimenti...”
Quick pensò con nostalgia alla morte in mare, poi con passo incerto e le gambe tremanti fu portato dal gruppo scimmiesco verso poppa davanti all'entrata degli alloggi degli ufficiali.
Quick fu posto davanti alla porta, tutti si tirarono indietro a semicerchio alle sue spalle. Con un colpo la porta si aprì. Ne uscì un poderoso esemplare di orangutan, il pelo lungo e rosso, gli occhi di fuoco. Quella che per gli uomini è la barba era raccolta in ciocche. Vestiva di pelle nera e in testa portava un enorme cappello con un piccolo teschio di scimmia sul fronte.
Il Capitano Baracus LeGrand
“Io sono Baracus LeGrand, capitano di questa nave e di questa ciurma di scimmie. Rispondi bene alle mie domande, non mentirmi, sii sincero con me e io ti rispetterò. Sbaglia una sola parola, umano, una sola...e banchetteremo con la tua carne!”. Quick si sentì svenire, divenne bianco, le sue gambe non ressero allo stress e cadde in ginocchio. “Ripeti!” con voce decisa incalzò il capitano.
“D-d-devo essere sincero”
“Altrimenti?”
“M-mi mangiate”
“Bene! Vedo che sei un tipo sveglio. Portatelo nei miei alloggi.”
Girandosi rientrò nella porta da dove era uscito.
Due scimmie presero Quick sotto braccio e lo trascinarono nell'oscurità.

FINE PRIMO EPISODIO.
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