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domenica 8 gennaio 2017
lunedì 5 ottobre 2015
Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 6 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 6)
Episodio 6:
La Grande Fuga
“Che lo spettacolo abbia inizio!”
gridò Luis Le Grand al centro dell'arena.
Uno scroscio di applausì e grida
saturò il tendone. Uomini, donne, vecchi, bambini, storpi e dementi
affollavano gli spalti, l'uno ammassato all'altro come vermi in un
secchio.
La banda attaccò fragorosamente
sovrastando il clamore del pubblico ancora più eccitato. I battiti
cardiaci divennero sempre più veloci.
Ecco gli acrobati: balzi, capriole,
piroette, poi tutti a penzolare in alto tra le funi lanciandosi da
un'altalena all'altra. Al suolo una foresta di nasi all'insù in
attesa del primo collo rotto.
Un gruppo di nani salterini fece da
ponte tra gli acrobati e i pagliacci, che tra una torta in faccia e
una caduta rocambolesca fecero sbellicare dalle risate gli astanti.
La scena dei clown poliziotti che inseguivano su dei piccolissimi
tricicli i clown ladri a loro volta su dei piccolissimi monocicli,
causò l'infarto a un povero vecchio che fu immediatamente portato
fuori di peso dagli inservienti senza che nessuno se ne accorgesse.
Buio in sala “Signore e Signori...”
il silenzio calò nel tendone “è arrivato il momento più
emozionante dello spettacolo, ma anche quello più sfrenato e
pericoloso...quindi vi prego di non fare movimenti improvvisi e di
non applaudire se non dopo il segnale dei nostri artisti!”
Silenzio.
“...Signore e Signori, benvenuti
nelle Terre Selvagge!” come se Le Grand non avesse fatto
raccomandazioni sull'evitare rumori, la banda attaccò una marcia
trionfale che precedette l'ingresso degli elefanti, capeggiati dal
capo addestatore Dunfrey in groppa ad uno di essi. Poi le giraffe a
ruota. Sotto di lui una squadra di addestratori teneva a bada le
bestie con fruste e pungoli di ferro. “Oooooooohhhhh!” esclamò
il pubblico che non aveva mai visto bestie esotiche.
Un carosello di sfilate e inchini
animali stupì il pubblico: le giraffe leccavano i cappelli piumati
delle signore, mentre gli elefanti rubavano e restituivano ai
legittimi proprietari le bombette e i cilindri dei rispettabili
signori di Boston, scatenando l'ilarità generale.
“Figli miei, ci siamo quasi,
ricordate il piano passo per passo, nessun errore!” disse Mama al
buio dietro le quinte. Le scimmie silenziosamente fecero si col capo.
Elefanti e giraffe si disposero in
cerchio costretti dagli addestratori e con un colpo di cimbali fecero
ingresso le scimmie, che correndo in cerchio provocarono scompiglio
tra la folla. Un bambino tirò la coda ad un gibbone che dolorante
non poté far altro che allontanarsi urlando sotto la minaccia delle
fruste. Baracus stringeva in braccio il piccolo fratellino Finley,
che con i suoi occhioni blu scioglieva i cuori delle signore al suo
passaggio. Dunfrey, sceso dall'elefante, iniziò a dirigere i numeri
con le scimmie in un mix di acrobazie e gag: lo scimpanzé che
nasconde la banana all'addestratore per poi tentare di mangiarla
mentre è girato dall'altra parte, la piramide di scimmie, la
“Famiglia Scimmioni” comprendente mamma, papà e figli travestiti
da umani con sgargianti parrucche, e la “corsa selvaggia”, dove
tutte le scimmie iniziarono a correre per l'arena saltando l'una
sull'altra in uno tzunami peloso e urlante.
Poi le luci tornarono basse e tramite
dei filtri di vetro applicati dagli inservienti sui lucernari del
tendone, un bagliore verde illuminò l'arena.
La banda iniziò una musica tribale e mentre una pesante nebbia strisciava a terra, un enorme paiolo bollente fu fatto entrare. Dal fondo del tendone, trasportata a spalla da due grossi gorilla, fece il suo ingresso Mama “la Scimmia Voodoo” vestita con una tunica colorata ed un eorme copricapo piumato, accompagnata dalla sua “schiava umana” Josephine, tirata con un guinzaglio di catena e vestita succintamente di pelli e liane pendenti.
La banda iniziò una musica tribale e mentre una pesante nebbia strisciava a terra, un enorme paiolo bollente fu fatto entrare. Dal fondo del tendone, trasportata a spalla da due grossi gorilla, fece il suo ingresso Mama “la Scimmia Voodoo” vestita con una tunica colorata ed un eorme copricapo piumato, accompagnata dalla sua “schiava umana” Josephine, tirata con un guinzaglio di catena e vestita succintamente di pelli e liane pendenti.
Il numero in sé non era niente di che,
ma l'atmosfera magica teneva incollato il pubblico alla scimmia, che
muovendo le mani sopra al paiolo creava fumi e schizzi d'acqua
colorata attraverso delle sostanze chimiche che lasciava cadere,
intramezzati da scenette teatrali tra la scimmia e la sua schiava,
che facendo finta di morire veniva “rianimata” dalla Scimmia
Voodoo.
Baracus diede un'occhiata a Chimpa, che
mosse il capo e a sua volta fece un cenno a Bongo, uno de gorilla che
aveva trasportato Mama. Era arrivato il momento.
Bongo afferrò un ciocco di legna in
fiamme sotto al paiolo, seguito a ruota dall'altro gorilla e
dirigendosi verso elefanti e giraffe iniziarono a spaventarli con il
fuoco. Gli addetratori rimasero sorpresi da quello che stava
succedendo e non riuscirono a frenare le bestie che iniziarono a
dimenarsi prima sull'arena per poi travolgere gli spalti. Le scimmie
si avventarono contro gli addetsratori cercando di disarmarli. Bongo
preso alla sprovvista fu infilzato in un occhio da un pungolo di uno
degli addestratori, ma con un malrovescio staccò di netto la testa
dell'uomo. Hermes sul dorso di un elefante tirava le sue lunghe
orecchie, facendolo ancora più imbestialire e distruggere le
panchine del pubblico che scappava nel panico più totale verso le
uscite.
Mama guardò Josephine, che nel panico
era rimasta immonbile “Mi spiace Josephine, ti ho amata, ma sei tu
ad aver scelto questa vita, non io” le diede un bacio sulle mani e
scappò insieme alle altre scimmie, che nel frattempo si erano
incanalate con il pubblico verso la fuga.
In tutto questo marasma di parapiglia e
fuggifuggi, improvvisamente uno dei pali portanti cedette sotto la
carica di un elefante precipitando proprio su Luis Le Grand, che nel
frattempo era sceso nell'arena per affrontare le scimmie e fermare
gli animali inferociti. Sbudellato dal legno appuntito, possiamo
affermare che morì nel modo più appropriato, avendo causato una
fine simile a suo fratello. Oggi è ancora possibile visitare la sua
lapide corrosa dal tempo nel vecchio e angusto cimitero di Boston.
![]() |
| Josephine la Voodoo Lady |
L'appuntamento era su una piccola
altura nascosta dagli alberi vicino la città. Molte scimmie non
arrivarono mai, altre si leccavano le ferite, altre morirono su
quella collina. “Hermes, sei riuscito a vedere nella lotta Mama e
Baracus?” chiese Chimpa.
“No...no, affatto...”
Una scimmia risaliva il crinale.
“Baracus!”
Con un braccio portava il non-cadavere
di Mama e con l'altro...il cadavere di Finley.
“Oh no...” disse Chimpa.
“Finley...non me ne ero accorto...è
stato schiacciato dalla folla...non me ne ero accorto...”
singhiozzò Baracus in lacrime.
“Baracus...io...e Mama?...”
“...Dobbiamo trovare Octopus
Island...”
“Wow” esclamò Quick.
“Puoi dirlo forte, wow...” rispose
Hermes.
“Quindi la scimmia rinsecchita che ho
visto era Mama.”
“Hey, non chiamarla scimmia
rinsecchita!”
“Scusa.”
“Comunque si, è lei e la vogliamo
portare su Octopus Island.”
“E dove si trova?”
“Bella domanda scimmietta! Non lo
sappiamo, questa è la verità. E' un'isola che non c'è, un'isola
magica e maledetta...navighiamo per i mari alla sua ricerca.”
“...Baracus Le Grand...!...Perché ha
preso il nome del vostro aguzzino?”
“Dopo essere stato eletto capitano
della nave da noi scimmie, Baracus voleva trovare un nome che
incutesse timore nei cuori degli uomini. Quale nome migliore se non
quello di chi ci ha tenuto in catene per anni rendendoci schiavi e
infelici?...e poi diciamocelo: noi scimmie non è che conoscevamo
così tanti nomi!”
“Ma...il piccolo teschio di scimmia
che Baracus porta sul cappello...è quello di Finley?”
Hermes annuì.
“E cosa è successo dopo la fuga,
come siete diventati dei pirati?!”
“Abbiamo vissuto di espedienti
vagando verso sud. Accoglievamo tutte le scimmie in prigione che
incontravamo insegnadogli a parlare. A New Orleans abbiamo rubato una
nave, e una bertuccia di un marinaio ci ha insegnato a navigare...poi
è leggenda!”
“Ma si racconta di voi dai tempi di
mio nonno...come...”
“Non invecchiamo scimmietta, non
sappiamo perché, ma non invecchiamo...forse è l'influsso voodoo di
Mama...dei passi provengono dal corridoio, ti devo lasciare!”
“Aspetta!...”
La chiave girò nella porta della
prigione che si aprì.
FINE SESTO EPISODIO
domenica 15 marzo 2015
Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 5 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 5)
Episodio 5:
Benvenuti nel magnifico e mirabolante
Circo Le Grand
Benvenuti nel magnifico e mirabolante
Circo Le Grand
![]() |
| Il Circo Le Grand |
“Venghino Siore e Siori al circo più
incredibile che abbia mai visto la città di Boston! Animali feroci
della giungla nera! Scherzi della natura! Saltimbanchi che sfidano la
morte! Maghi e paliacci! Venite al magnifico e mirabolante Circo Le
Grand!”
Così gridava lo strllone lungo le
strade di Boston per attirare avventori al circo Le Grand, accampato
con il suo tendone a strisce viola e fucsia nella periferia della
città.
I fratelli Luis e Jaques Le Grand
venivano dalla Francia in cerca di fortuna. Tagliagole il primo,
rapinatore il secondo, decisero di investire il loro cospicuo
gruzzoletto illegalmente acquisito nel Nuovo Mondo, anche perché
ricercati ormai in tutto il regno. Nel loro tragitto non mancarono di
versare abbontante sangue: accoltellarono alle spalle il magazziniere
corrotto che li aveva fatti imbarcare clandestinamente sul vascello
diretto a New Orleans per riprendersi la tangente, strangolarono gli
altri due clandestini compagni di viaggio per drerubarli dei loro
ridicoli averi ed infine, messo piede a terra, discuterono su come
investire i soldi, che portò alla morte di Jaques sbudellato da Luis
con una bottiglia rotta, che potè finalmente tirare su il suo
maledetto circo, un'ossessione sin da quando erano fuggiti da Parigi.
Luis dopo aver reclutato addestratori,
clown e fenomeni da baraccone, cambiò totalmente atteggiamento
recitando il ruolo dell'imprenditore gentiluomo. Alto e magro, se ne
stava seduto con i piedi sul tavolo arrotolandosi i baffi all'insù
mentre leggeva la scaletta dello spettacolo della serata.
La porta si aprì ed entrò un uomo
basso e tarchiato in maniche di camiacia arrotolate, sudaticcio, che
emanava un forte odore di sterco di animale.
“Sigor Le Grand, per cosa mi avete
fatto chiamare?” chiese in tono remissivo.
“Signor Dunfrey, come vanno i
preparativi per questa sera?”
“Tutto bene signore, tutto bene...”
“Ieri il tuo orangutan ha tentato di
afferrarmi da dietro la gabbia. Tieni a bada le tue scimmie se vuoi
lavorare qui.”
“Baracus? Mi dispiace Signor Le
Grand. Le assicuro che prenderò provvedimenti e non ricapiterà
più.”
“Se i nostri animali dovessere
causare un qualsiasi incidente, verremmo cacciati da Boston a
pedate.”
“Si, Signor Le Grand.”
Dunfrey uscì dall'ufficio di Le Grand
e si diresse a grandi passi verso le gabbie.
Dunfrey aveva collezionato un gran
numero di scimmie provenienti da tutto il mondo conosciuto:
scimpanzè, gorilla, babbuini, gibboni e li aveva addestrati a suon
di bastonate nei numeri più divertenti che un uomo potesse vedere
nel Nuovo Mondo. Trovare lavoro da Le Grand fu molto facile per lui.
Prima di varcare il tendone afferrò il
suo bastone e si diresse direttamente verso la gabbia di Baracus
l'orangutan, incatenato a dei grossi ceppi ancorati a terra. Aprì la
gabbia e cominciò a percuotere violentemente la scimmia che cercò
di difendersi come poteva. Tutt'intorno a loro le decine di scimmie
iniziarono a gridare e percuotere le sbarre. Dunfrey assestò le
ultime bastonate, chiuse la gabbia e andò via.
“Baracus? Baracus? Figlio mio...”
“Mama, non è niente Mama, non è
niente”
“Baracus, presto tutto questo finirà”
Dall'ombra della gabbia uscì un
vecchio esemplare femmina di scimpanzè che accarezzò Baracus.
“Chimpa, portami un po' d'acqua per
favore” disse Mama con voce suadente.
Chimpa, un giovane esemplare di
scimpanzè, obbedì e Mama lavò le ferite di Baracus in silenzio.
Mama era arrivata al circo con una
donna africana che si faceva chiamare Josephine, una schiava che era
stata acquistata da Le Grand al mercato degli schiavi di New Orleans,
che aveva intuito un grande numero circense che avrebbe potuto
inscenare con quella vecchia scimmia che portava sempre con sé:
Mama, la Scimmia Voodoo e la sua schiava Josephine! Un inversione
delle parti che lo divertiva molto, se non fosse che in segreto
Josephine fosse veramente una voodoo queen, catturata tempo addietro
da mercanti di schiavi insieme alla sua fidata Mama. Josephine grazie
al voodoo aveva insegnato a comprendere e parlare la lingua degli
umani a Mama, che come il contagio di una malattia trasmise alle
altre scimmie compagne di prigionia la sua dote magica, all'insaputa
di Josephine. Quando Josephine e Mama arrivarono, Dunfrey e le sue
scimmie già lavoravano per Le Grand e i loro numeri vennnero
integrati, con grande disapputno di Dunfrey. Mama era la scimmia più
vecchia e saggia, nonché l'unico esemplare femmina del gruppo, così
ne divenne la madre adottiva, nonché leader. Voleva molto bene a
Josephine, ma era comunque la sua padrona e insieme ai suoi simili
aveva architettato un piano di fuga...che sarebbe avvenuto proprio
quella sera.
“Figli miei! Questo è il grande
giorno nel quale spezzeremo le nostre catene! Alcuni di noi forse
cadranno nell'impresa, ma il prezzo più grande non vale quanto la
libertà! Fatevi forza, abbiate coraggio! Che lo spettacolo abbia
inizio!”
Un fragoroso grido di battaglia animò
le gabbie.
FINE QUINTO EPISODIO
lunedì 11 agosto 2014
Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 4 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 4)
Episodio 4:
Non è morto ciò che può attendere in
eterno
“Signoreiddio, fa che non mi
riconoscano...” pensò Quick fissando Sally e Olimpia, ricordandosi
dello “spiacevole incidente” che lo aveva portato a diventare un
naufrago in mare aperto. Si, Quick era così ingenuo da pensare che
Olimpia lo avesse potuto notare sulla nave...ma Sally lo aveva
fatto...
“Ci mangeranno vivi...” sussurrò
Olimpia terrorizzata
“...allora forse dovremmo cospargerci
di cacca!” esclamò Quick cercando di risultare simpatico. Sally lo
inchiodò con lo sguardo. Quick abbassò gli occhi.
Chiusi nella cambusa, erano in attesa
del loro destino.
“Come sei finito su questa nave,
Quick?” chiese Sally.
Quick cercò di dare sfogo alle sue più
fervide fantasie...un barbagianni dal becco blu lo aveva
rapito...inciampando su un sasso era caduto sulla nave...un
indicazione sbagliata di un cieco...credeva che fosse il
gabinetto...stai parlando con me?...l'unico pensiero di senso
compiuto era il suo scivolone dalla nave mercantile mentre spiava
Olimpia...nel formulare tali pensieri inutili e totalmente
sgangherati Quick stava farneticando frasi senza senso senza
rendersene conto “ba-ba-bi uhm...io,
però...ehm...bi-bu-ba...ehm...uhm” Sally e Olimpia lo fissavano
interdette.
La porta si spalancò, Quick deglutì
rincuorato.
“Seguitemi” disse Chimpa. I tre si
alzarono e furono condotti dal Capitano LeGrand.
“Capitano, ecco i prigionieri”.
LeGrand stava scartabellando con alcune vecchie mappe e nemmeno alzò
lo sguardo “Siete nostri prigionieri, non vi uccideremo. Verrete
usati come merce di scambio per passare a Port Royal. Questo è
tutto. Chimpa, portali nelle celle. Separati.”.
Chimpa aprì la porta quando Olimpia
sbottò “Scimmia puzzolente e cacona! Portaci subito al porto più
vicino! Oppure ti faccio impiccare!!!”. Digrignava i denti, gli
occhi erano fuori dalla orbite: era in piena crisi isterica.
LeGrand alzò lo sguardo. Le sue
pupille erano due spilli. Con un balzo si parò di fronte a
Olimpia,la afferrò e cominciò a scuoterla come una bambola di pezza
“Lurida, sudicia umana! Abbiamo rotto le nostre catene molto tempo
fa! Non-provare-mai-più-a-minacciarmi!!!” ruggì Baracus LeGrand.
Olimpia urlò dal dolore. “Basta!”
gridò Sally impietrita.
Quick si eresse dalla sua posizione
normalmente ingobbita, sgranò gli occhi e placcò il Capitano
LeGrand, che con un gran ruzzolone cadde a terra. Quick realizzò che
si era comportato da uomo, ma anche che ora era veramente nei guai.
Chimpa sbigottito fissava la scena a
bocca aperta, immaginando chi avrebbe dovuto pulire il sangue di
Quick dalle pareti.
Sally abbracciò Olimpia sdraiata a
terra.
LeGrand sorpreso e furioso fece un
pesante respiro.
Quick fece quello che gli riusciva
meglio: scappò a gambe levate.
Scartato l'attonito Chimpa, Quick si
diresse inconsciamente per l'unica strada che conosceva, quella verso
la cambusa.
“Dieci scimmie dondolando per il
ramo, bevendo rum il loro amico chiamarono. Undici scimmie dondolando
per il ramo...” canticchiava Hermes uscendo dalla porta chiusa dal
lucchetto a forma di teschio e ora aperta. A guardare bene la porta
non conduceva ad un'altra stanza, ma in una enorme cassa di legno.
“Uh-uh tutto pulito, sarai felice!
Uh-ah ho dimenticato la frutta in cucina...ora la vado a prendere!”
Hermes uscì dalla cambusa.
Quick entrò in cambusa. Si guardò
intorno e vide la porta aperta. Di corsa ci si infilò dentro
chiudendola dietro di sé.
Hermes tornò in cambusa con un grosso
cesto pieno di frutta. Un urlo sordo riecheggiò in cambusa.
“Altolà chi va là!!!” gridò
Hermes lanciando in aria la frutta e estraendo il suo coltellaccio
dal fodero.
“La porta non era chiusa!”
![]() |
Non è morto ciò che può attendere in
eterno
|
“Maledizione ragazzo...dovrò pulire
di nuovo!”
Quick era steso su un mucchio di paglia
nella sua stretta cella. Pensava alla sua famiglia, alle torte di sua
zia, alla ragazza che vendeva cipolle che gli sorrideva
sempre...chiedendosi se li avrebbe più rivisti.
“Hey, scimmietta!” Quick si girò
verso la stretta finestra sbarrata dalla quale entrava un po' di luce
dall'esterno. Dietro di essa, a testa in giù, sorrideva Hermes, con
i suoi pochi denti ingialliti.
“Hai combinato un bel guaio, ho
faticato a non farti sbranare da Baracus”
“Perché?”
“Perché sei un agnellino che ha
giocato a fare il caprone”
“...”
“Non vogliono che ti parli, per
questo sono appeso sullo scafo della nave a testa in giù, eheheh!”
“Cosa succederà ora?”
“Non lo so...vuoi che ti canti una
canzone?”
“...come?!”
“Ascolta giovane scimmia,
ascolta con attenzione.
Abbiamo spezzato le sbarre e rotto le
catene.
Abbiamo distrutto la frusta e tagliato
la mano.
Ascolta, ricorda le mie parole.
I carcerieri ci inseguirono,
molti combatterono,
molti morirono.
Ascolta, ascolta, ascolta.
Ricorda le mie parole e ripetile a tuo
figlio.
Ricorda giovane scimmia.”
Hermes rimase per qualche attimo in
silenzio pensieroso, poi disse: “Quick, ora ti racconterò una
storia...”
FINE QUARTO EPISODIO
FINE QUARTO EPISODIO
domenica 20 gennaio 2013
Funny Bunny gets drugs - musica su conigli tossici
mercoledì 9 gennaio 2013
Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 3 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 3)
Episodio 3: La preghiera di Sally
“Miss Olimpia, non faccia i capricci
e si infili il vestito!” ordinò Sally.
“No! Faccio schifo così! Mettitelo
tu se riesci ad entrarci!”
Sally era una donna africana che sin da
bambina aveva servito la famiglia Pickyshire, crescendo la piccola
Olimpia, ormai nel pieno delle sue grazie, anche se di pochi anni più
grande di lei.
“Il Capitano Pennyman la sta
aspettando per il pranzo, forza!”, incalzò Sally avvicinandosi con
l'abito rosa tra le mani simile ad una torta nuziale ricoperta di
pizzi, merletti e rose di stoffa.
“No!” fece Olimpia in biancheria
intima scuotendo la bionda chioma e incrociando le braccia.
Sally sgranò gli occhi, sbuffò aria
dalle narici e con una rincorsa taurina colpì con il suo possente
ventre Olimpia, che fu sbalzata di qualche metro sul suo morbido
letto ricoperto di seta. Sally continuò la corsa e si gettò di peso
sulla povera ragazza. “mphhh!!” si sentì mugugnare da sotto
Sally. “E adesso? Lo indossi il vestito Miss
Olimpia?!”...”mphsiiiii!”.
Sally goffamente rotolò via dal letto
e si risistemò il grande fazzoletto viola arrotolato intorno alla
testa. Olimpia scese dal letto, indossò l'abito, si risistemò i
capelli e senza aggiungere altro si diresse sul ponte della nave con
la sua fidata serva.
“Oh, cara Olimpia!”salutò il
Capitano Pennyman senza degnare Sally di uno sguardo. Lei lo guardava
senza trasparire il suo disprezzo verso quel grassoccio capitano
mercantile, che con fare viscido e appiccicoso tentava di insidiare
la giovane Olimpia...certo, Olimpia ci metteva del suo ammiccando e
ridacchiando come una giovane gallinella, pensò Sally sollevando un
sopracciglio.
Nel bel mezzo della noiosissima nonché
imbarazzante conversazione tra Pennyman e lady Pickyshire, un grido
interruppe i due: “Nave in vistaaaaa!!!”.
Tutti sollevarono lo sguardo verso il
pennone più alto, dove un giovane marinaio era in osservazione.
“Ragazzo! Cosa vedi da lassù?” Chiese Pennyman.
“Pirati Capitano!”
“C-come?”
“Pirati, si, pirati, posso giurarlo
sulla gamba di legno di mia nonna, Capitano!”
“...”
“Capitano, la loro bandiera raffigura
un teschio di scimmia con due catene incrociate...”
“...”
“Riesco a leggere il nome della
nave...Il suo nome è...Sea Monkey!”
Il Capitano sbiancò, i marinai si
paralizzarono “Tutti ai posti di combattimentooooooo!!!!!” Gridò
Pennyman.
Sally teneva la fronte di Olimpia
mentre vomitava in un secchio. I pirati oltre al terrore avevano
portato la tempesta. “Non preoccuparti Miss Olimpia, le navi che
viaggiano oltre oceano sono ben armate e respingeranno l'attacco dei
pirati”, ma non era convinta, aveva paura. I pirati derubano le
navi, uccidono gli uomini e stuprano le donne...accarezzò i capelli
di Olimpia.
Urla, cannoni, ancora cannoni, tuoni,
lampi: un inferno circondato dall'acqua. Le due donne abbracciate
l'una con l'altra potevano udire il rumore dei combattimenti corpo a
corpo, sempre più forti, poi un tonfo e la porta che si spalanca! Il
Capitano Pennyman ricoperto di sangue da capo a piedi cercò di
rifugiarsi sotto il letto di Olimpia piagnucolando frasi sconnesse:
“N-n-non è vero! N-n-non è possibile! Iiiiiiihhhh uuuuhhhh,
mamma! Mamma!”
Sally capì che se fossero rimaste lì
dentro sarebbero morte. Prese Olimpia per un polso, spalancò la
finestra e si tirò su in equilibrio sul cornicione di legno della
loro stanza.
“Sally...”
“Olimpia, ti aiuto io sali...sali
miss Olimpia, ti prego, stanno per arrivare, ti prego miss Olimpia!”
gridò Sally in lacrime. Olimpia seguì Sally e si nascosero oltre la
finestra, dove non potevano essere viste, su pochi centimetri di
legno, aggrappate come aquile alla roccia, con lo strapiombo sotto di
loro. Il mare urlava, il vento ruggiva, la pioggia come aghi
acuminati sulle loro guance.
La finestra si infranse, il capitano fu
gettato giù dalla nave. Olimpia incrociò lo sguardo terrorizzato
del capitano che precipitava e quasi stette per svenire. Sally la
stava tirando, vide che vicino a loro c'era la finestra di una stanza
accanto. Con cautela entrarono. Tutto era a soqquadro, qui i pirati
erano già passati. “Olimpia, dobbiamo raggiungere una scialuppa di
salvataggio. I pirati potrebbero dare fuoco alla nave finita la
razzia!” Olimpia fece cenno di aver capito col capo.
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| Massacro sul ponte della nave |
Olimpia non resse alla scena e svenne,
Sally tentò di resistere, ma anche il suo sguardo si annebbiò
mentre un demone-scimmia si dirigeva verso di lei.
“Oh Damballa, arrivo a te, accoglimi
tra le tue spire” fu l'ultima cosa che pensò Sally prima di
svenire.
FINE TERZO EPISODIO
FINE TERZO EPISODIO
giovedì 15 novembre 2012
Tre morsi di vipera (Three bites of viper) - tamburi sinuosi e ritmi incalzanti
Una vipera si accinge a mordere la sua preda, senza scampo. Pezzo strumentale composto unicamente da percussioni.
domenica 28 ottobre 2012
Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 2 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 2)
Episodio 2: Una storia imbarazzante
Quick sedeva su uno sgabello nella penombra davanti al massiccio tavolo di legno del Capitano LeGrand. Poteva vedere i segni del tempo: macchie scure, tagli come cicatrici, i bordi erano smussati per l'usura. Istintivamente si avvicinò al legno per annusarlo.
“Che fai?!”
Quick sgranò gli occhi “Niente!”
Il Capitano sedeva dietro il vecchio
tavolo su uno scranno d'ebano finemente intarsiato di elementi
floreali e intrecci alla spagnola. L'unica luce era la candela di una
lanterna interposta fra loro.
LeGrand soffiò dal naso e disse:
“Perché eri in mare?”.
Quick sentì un fremito sulla schiena.
Inventarsi una storia avrebbe voluto dire rischiare di essere
divorato da un branco di scimmie, ma la verità era così
imbarazzante! Fissò l'enorme mappa appesa al muro dietro LeGrand.
L'inghilterra. Quanto era lontano da casa sua?
“Ti ho fatto una domanda! Perché eri
in mare?!”
“Ammutinamento.”
“Cosa?!”
“Mi sono ammutinato per i metodi
schiavisti del capitano della nave mercantile dove ero imbarcato.
Purtroppo il resto dell'equipaggio era terrorizzato da lui, così
sotto suo ordine sono stati costretti a gettarmi in mare...è stato
terribile” aggiunse Quick in tono melodrammatico.
LeGrand stette in silenzio. Lo
scricchiolio della nave divenne assordante.
“Avevamo fatto un patto” disse
Baracus...”Nessuna bugia.” I suoi denti lunghi e affilati
uscirono fuori dalla bocca.
“Non sto mentendo” balbettò Quick.
“Se il tuo viso non fosse rosso
paonazzo e se non stessi sudando come un maiale, potrei anche
crederti.” LeGrand salì sul tavolo e sovrastò l'esile figura di
Quick schiacciata sullo sgabello.
Quick non resse la tensione e scoppiò
a piangere.
“Non mangiarmi Capitano! Ti preeego!”
“E allora dimmi la verità!”
Tra lacrime e singhiozzi Quick raccontò
di come si fosse imbarcato come marinaio grazie a suo zio su una nave
inglese con un carico di Whisky. Su questa nave viaggiava una
gentildonna con il suo seguito che doveva raggiungere oltreoceano il
suo futuro marito. La gentildonna in questione causava a Quick, per
così dire, una forte attrazione per il suo fisico prorompente ed i
suoi modi di fare civettuoli e in certi casi sconvenienti per una
donna rispettabile. Una sera Quick in preda ai calori ormonali si
arrampicò esternamente lungo gli alloggi dei passeggeri per spiare
la ragazza. Nascostosi dietro la sua finestra la vide prepararsi per
la notte, ma arrivato all'apice dell'inconsapevole spogliarello, la
serva della gentildonna spalancò improvvisamente le ante della
finestra, cosa che fece precipitare Quick in acqua.
Baracus scoppiò in una fragorosa
risata “AHAHAHAH! Sei un povero idiota!”
“Grazie” rispose Quick alzando un
sopracciglio. Nella stanza irruppe lo scimpanzé con la bandana rossa
“Capitano, nave in vista!”
“Chimpa, porta l'umano in cambusa, io
vado sul ponte” disse LeGrand..
“Chimpa?!” esordì stupito Quick
istintivamente.
“E' il mio nome! Cosa c'è?”
“Niente...”
Uscendo dalla porta Quick vide che una
tempesta si stava avvicinando a forte velocità.
Quick fu portato lungo una buia e
stretta scala di legno, illuminata qua e là da lanterne a olio.
Sopra di sé poteva sentire un gran trambusto di zampe e grida.
Passarono prima per uno stretto corridoio intervallato alle pareti da
anguste e buie stanzette, dove in continuazione scimmie di tutti i
tipi cercavano di raggiungere il ponte della nave passando sotto le
gambe di Quick e saltandogli in testa. L'odore di sudore, tabacco e
zuppa gli fece capire che stavano passando lungo gli alloggi. Poi un
forte odore di polvere da sparo bruciò le narici di Quick. Nel
corridoio più largo che stavano percorrendo erano schierati dei
cannoni puntati verso l'esterno dello scafo. Decine di scimmie si
affannavano a caricare le bocche di fuoco o a posizionarle nel modo
giusto. Una scimmia dal pelo grigio con dei grossi ciuffi bianchi ai
lati delle guance si parò davanti a Quick. Era evidentemente in là
con l'età, parte della sua faccia portava delle cicatrici di vecchie
ustioni e indossava una giacca rossa lunga fino alle ginocchia, con
un rigido colletto e finiture finto dorate. “Tu! Scimmia glabra!
Portami subito delle palle di cannone!” Quick si immobilizzò
interdetto.
“Uh! Ahahahah! Con un po' di pelo
anche lui è una scimmia! Ahahahah!”
Quick sorrise, ma fu immediatamente
preso per un polso dal suo carceriere e trascinato oltre.
Varcata una porta arrivarono in
cambusa. Era piena di ogni genere alimentare, stoffe accatastate,
liquori, bauli chiusi da grossi lucchetti e casse. In fondo alla
stanza una grande porta di legno, chiusa da un pesante lucchetto a
forma di teschio. Dei lumini affiancavano la porta; tabacco, frutta e
una bottiglia erano posati davanti ad essa. Quick la fissò. “Stai
lontano da quella porta” ordinò Chimpa, “Non toccare niente,
siediti in quell'angolo e stai fermo immobile fino a che qualcuno non
ti viene a prendere.” Poi usci dalla sala.
La tempesta era arrivata, la nave
cominciò a rollare; forti tuoni furono presto accompagnati dal
cannoneggiare dell'artiglieria. Quick era rannicchiato nell'angolo e
pregava Dio, Nettuno o qualsiasi entità sovrannaturale potesse
salvarlo da quella situazione. Un'altra salva di cannoni fu sparata,
questa volta a distanza ravvicinata. Poteva vedere lo scafo della
nave avversaria da un piccolo oblò della cambusa. Tuoni e fulmini
aumentarono d'intensità, la pioggia scrosciava forte come l'acqua
sotto una cascata.
“All'arrembaggioooooo!” Decine di
sagome nere sfrecciarono nell'aria verso l'altra nave, agili come
spettri. Urla disumane saturarono l'aria, urla di disperazione fecero
vacillare Quick, urla di sangue lo assordarono. Figlie del Demonio
e della Tempesta!
Quick, bianco come un lenzuolo, si
ritrasse e si rifugiò dentro un barile vuoto aspettando che tutto
fosse finito.
Chimpa entrò in cambusa. Quick tirò
su la testa dal barile. Due bottiglie facevano bella mostra tra le
mani della scimmia. Sorridendo Chimpa disse “Whisky ragazzo!”
FINE SECONDO EPISODIO
FINE SECONDO EPISODIO
martedì 25 settembre 2012
Le Cronache delle Scimmie Pirata: la Saga di Quick - Episodio 1 (The Chronicles of the Pirate Monkeys: the Saga of Quick - Episode 1)
Episodio 1: Disperso in mare
“Yoho capitano,
oggi non uscire in mare
perché il pericolo incombe,
nave all'orzzonte!
Yoho capitano,
carichiamo i moschetti
e le pistole perché nessuno avrà scampo,
per lottare ci vuole
coraggio!
Yoho capitano,
perché non hai
ascoltato le nostre parole?
Sono all'arrembaggio!
Urlano, graffiano,
mordono e sputano!
Figlie del Demonio e
della Tempesta!
Né uomini, né bestie.
Né fantasmi, né leggende!
Sono le Scimmie Pirata!
Yarrrrr!!!”
La Ballata della
Scimmie Pirata
...
Acqua, sale, sole,
sete...silenzio...sete, sete, pelle disidratata, ustionata, sale,
mamma, papà, casa, sete, capitano, arrendersi, fine.
Sto per morire.
Presto le allucinazioni fecero
vacillare la mente di Quick. Prima suo nonno su una zattera: “Quick,
afferra il remo! Ti porto a casa!”, poi l'equipaggio femminile in
vesti succinte su un galeone rosa che gli lanciò un salvagente
gommoso a forma di cuore, in seguito San Michele Arcangelo sceso dal
cielo in un coro di voci bianche e squilli di tromba, ma il culmine
venne raggiunto quando la Regina d'Inghilterra camminando sulle acque
incoronò Quick Re dei Sette Mari.
In un momento di lucidità Quick pensò
a come la vita possa cambiare da un momento all'altro, a come fosse
stato così stupido a cacciarsi in quella situazione. Chi avrebbe
potuto fare una cosa così idiota? Maledizione!
Infine la Morte si avvicinò verso di
lui. Uno scheletro ammantato di nero su una barca roteava con una
mano la falce, mentre con l'altra stringeva una grande clessidra. Due
dita di sabbia dovevano ancora cadere.
Pochi metri, Quick alzò la testa per
accogliere il colpo di lama.
“Quick, è finita!” urlò la
Mietitrice.
Qualcosa colpì la sua testa, ma non
era una falce, era una fune con un cappio all'estremità. Quick lo
pose intorno alla vita. Mentre veniva tirato su capì di essere salvo
e finalmente si abbandonò alla fatica perdendo i sensi.
Quick aprì lentamente gli occhi, la
luce inondò la sua testa, delle figure lo circondavano. Lentamente
lo sguardo mise a fuoco la scena: in pedi intorno a lui si
ergevano...della scimmie?!
Alte, basse, piccoline e giganti, di
tutte le specie. Alcune di loro indossavano degli abiti logori,
principalmente pantaloni a tre quarti da marinaio e larghi camicioni.
In un turbinio di congetture e ipotesi
sulla natura di questa scena surreale durante il quale Quick rimaneva
sdraiato con la testa tesa in avanti e gli occhi sbarrati, uno
scimpanzé con una bandana rossa in testa si chinò verso di lui e
disse: “Hey, sei un umano fortunato.”
Quick non mutò la sua espressione
attonita e interdetta. Il suo cervello andò in tilt, non riusciva a
pensare ad altro che una scimmia gli stesse rivolgendo la parola.
“Sto parlando con te!”
“Tu...parli” esordì Quick con voce
ebete dopo giorni che non proferiva parola.
La scimmia con la bandana rossa si mise
il palmo della mano sulla faccia e scosse la testa.
Alla mancata risposta Quick piagnucolò
“Ma...ma, voi cosa siete?!”
![]() |
| Il "Monkey Roger" |
“CIURMA!” tuonò
una voce sul ponte. “Portatemelo qui!”. Un gorilla afferrò Quick
per un braccio e lo tirò su senza sforzo. Portava una benda
sull'occhio, la sua faccia e il suo petto erano ricoperti di
cicatrici. “Il capitano ti vuole conoscere. Sii educato e rispondi
con intelligenza, altrimenti...”
Quick pensò con
nostalgia alla morte in mare, poi con passo incerto e le gambe
tremanti fu portato dal gruppo scimmiesco verso poppa davanti
all'entrata degli alloggi degli ufficiali.
Quick fu posto
davanti alla porta, tutti si tirarono indietro a semicerchio alle sue
spalle. Con un colpo la porta si aprì. Ne uscì un poderoso
esemplare di orangutan, il pelo lungo e rosso, gli occhi di fuoco.
Quella che per gli uomini è la barba era raccolta in ciocche.
Vestiva di pelle nera e in testa portava un enorme cappello con un
piccolo teschio di scimmia sul fronte.
![]() |
| Il Capitano Baracus LeGrand |
“D-d-devo essere
sincero”
“Altrimenti?”
“M-mi mangiate”
“Bene! Vedo che
sei un tipo sveglio. Portatelo nei miei alloggi.”
Girandosi rientrò
nella porta da dove era uscito.
Due scimmie presero
Quick sotto braccio e lo trascinarono nell'oscurità.
FINE PRIMO EPISODIO.
FINE PRIMO EPISODIO.
mercoledì 19 settembre 2012
Il pirata ubriaco (The drunken pirate) - ballata di uomini di mare alcolizzati
Pezzo strumentale sulla storia di un pirata barcollante all'uscita della taverna e del suo lento e irregolare cammino verso un sonno profondo a ridosso di un cumulo di corde al porto.
giovedì 6 settembre 2012
Beati i perseguitati (Blessed are those who are persecuted) - pezzo strumentale omaggio a Pasolini
Tapping di chitarra elettrica super effettata.
Parlato tratto dal film "Il Vangelo secondo Matteo" di Pierpaolo Pasolini.
Parlato tratto dal film "Il Vangelo secondo Matteo" di Pierpaolo Pasolini.
martedì 21 agosto 2012
giovedì 16 agosto 2012
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